Alla J.P. Morgan Healthcare Conference 2026 — che si è tenuta dal 12 al 15 gennaio a San Francisco — contrariamente all’edizione precedente, non è stata annunciata alcuna mega-fusione. Il messaggio emerso dalle sale del The Westin St. Francis Hotel è però chiaro: la creazione di valore per le pharma passa sempre più dalla selezione delle pipeline e da accordi di licensing ad alto potenziale, piuttosto che da grandi operazioni trasformative di M&A.
Il contesto finanziario resta favorevole. Nel 2025, la combinazione di tassi di interesse più bassi e minore incertezza regolatoria negli Stati Uniti ha riattivato i mercati dei capitali. Secondo GlobalData, nell’ultimo trimestre dell’anno appena trascorso, il valore complessivo delle operazioni M&A nel pharma è cresciuto del 59,3% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo gli 80,2 miliardi di dollari. Anche il venture capital nel biotech ha mostrato segnali di ripresa, con un aumento del 35% trimestre su trimestre; anche le IPO hanno registrato un progresso deciso dopo due anni di sostanziale stasi.
Dall’incontro di San Francisco, tuttavia, il segnale più forte arriva dagli accordi di licensing, soprattutto con la Cina. AbbVie ha aperto la conferenza annunciando un’operazione da 5,6 miliardi di dollari per RC148, anticorpo bispecifico in fase II sviluppato dalla biotech RemeGen per i tumori solidi avanzati.
Novartis ha seguito con due accordi realizzati nel Paese del Dragone: il primo, da oltre 1,6 miliardi di dollari, riguarda alcuni candidati anti-amiloide di SciNeuro Pharmaceuticals; il secondo, da 50 milioni di dollari, è stato raggiunto con Zonsen PepLib Biotech per una terapia oncologica a base di radioligandi.
Non si tratta di casi isolati. La Cina è diventata una fonte strutturale di innovazione, soprattutto in oncologia, grazie a trial clinici più rapidi e meno costosi. Nel 2025, quasi il 50% degli accordi di licensing delle biotech statunitensi ha coinvolto asset sviluppati da aziende cinesi. Una dinamica destinata a proseguire nel 2026.
JPM 2026 racconta quindi un settore in cui l’M&A non scompare, ma cambia funzione: meno scommesse binarie su singoli target, più portafogli costruiti attraverso licensing selettivo e partnership mirate. È una strategia coerente con l’incertezza scientifica e regolatoria che ancora caratterizza il biotech, e che ridisegna l’equilibrio tra rischio, controllo e velocità nella chiusura degli accordi, con un focus chiaro sugli asset potenzialmente vincenti.